Photo from the nude channelParticipation in the forumSell photosCreate more photo folders?Upload more photos?Gallery-votingShow usernameUpload more photos?Access to all language versions?If you are already a paying member you can use all the features of the fotocommunity from 4€ per month.
Giovanni (nome di fantasia) recatosi al cimitero, dopo aver fatto visita alla tomba della zia, si sofferma davanti a due tombe vicine tra loro: l’una, la tomba di un nobile marchese, riccamente adornata; l’altra, la tomba di un netturbino (Esposito Gennaro - don Gennaro nel racconto), povera e disadorna. Guardando queste due tombe, Giovanni si sofferma a pensare alle ingiustizie sociali che persistono anche dopo la morte, e non si accorge che il tempo passa e rimane chiuso nel cimitero dove assiste ad una scena incredibile: vede due ombre, che riconosce come quella del marchese e quella del netturbino, che parlano tra loro:
"(...) Potevano starmi quasi a un palmo,
quando il Marchese si fermò di botto,
si gira e piano piano... calmo calmo,
disse a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente".
"Signor Marchese, non è colpa mia,
io non vi avrei fatto questo torto;
mia moglie è stata a fare questa fesseria,
io che potevo fare se ero morto?
Se fossi vivo vi farei contento,
prenderei la cassa con dentro le quattr'ossa
e proprio adesso, in questo stesso istante
entrerei dentro a un'altra fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Fammi vedere! prendi 'sta violenza...
La verità, Marchese, mi sono stufato
di ascoltarti; e se perdo la pazienza,
mi dimentico che son morto e son mazzate!
Ma chi ti credi d'essere...un dio?
Qua dentro, vuoi capirlo che siamo uguali?...
...Morto sei tu , e morto son pure io;
ognuno come a un altro è tale e quale".
"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Ma quale Natale, Pasqua e Epifania!!!
Te lo vuoi ficcare in testa... nel cervello
che sei ancora malato di fantasia?...
La morte sai cos’è?... è una livella .
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
:O non ho parole Gino...assolutamente affascinato dalla tua mente e dall'elegante figura sulla destra che ascolta, pensa e comprende...esemplare ;-)
per quanto riguarda la foto...è arte!
Angelo
la poesia di Totò, filosofo oltre che geniale attore, profondo conoscitore delle dinamiche umane, è talmente bella, e piena di significato, che facilmente ogni sua rappresentazione, potrebbe scadere nel didascalico, nello scontato.
Si, facilmente, ma non sempre, per fortuna, non quando a rappresentarla ci pensa una sensibilità conosciuta come quella di Gino.
Si intuisce il luogo, pochi chiaroscuri per riconoscerlo, e poi il grande buio della notte e della morte, profondità imperscutabile, se non alle anime vaganti, delle leggende e delle favole cupe che impauriscono i bambini.
Qui due anime, bianche nella loro traslucida non - esistenza, che dialogano con le parole sagge e vere di Totò.
Cosa dire d'altro, che già non suggerisca l'immagine?
poco, veramente poco....solo che ogni volta, qui, è una sosta obbligata, dove ragione e sguardo si incontrano, finalmente.