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Senza toccare niente mi ha colpito questa immagine, dove sembra che le sedie stiano guardando uno spettacolo, che non c'è, dentro lo stipite appoggiato di fronte a loro...
:o)
Le tue foto e i tuoi post si riconoscono, sono un marchio di fabbrica.
Un po' come quando senti cantare che so Aretha Franklin, anche se non conosci la canzone sai che è lei.
forti queste foto di interni ,molto incise e cariche.
Ma dove li trovi questi posti?
Bella, non so perchè, ma mi da un senso di calma e
tranquillita!
ciao!
Veramente le sedie sembrano posizionate appositamente in quella direzione, lo sguardo corre subito curioso a guardare lo stipite. Bellissima davvero!
Elena
La presenza non presenza si avverte nell'aria. Lo spettacolo c'e,' è in corso in un'altra dimensione. La padronanza del mezzo e la lavorazione ne fanno una foto enigmatica e spettacolare al tempo stesso.
Uno spazio neutro fatto di crudo sentimento, per dialogare con i ricordi, la più potente traccia di ogni evento umano: ecco l’intensa e nuda verità che aleggia sul palco.
Davvero bella, concordo con Alessandro Della Casa sulla sedia di metallo, ma Le assicuro Conte che anche così è una gran foto.
Rispettosamente ossequio :D
Valeria
Se dovessi definire questa tua mirabile foto con una sola parola userei: "inquietante" e sotto sotto credo sia questo il sentimento che hai voluto trasmettere.
L'architettura dell'ambiente è pregevole (in particolare le volte), raffinata, però i muri trasmettono un senso di abbandono e, più delle sedie vuote rivolte verso il nulla, risaltano i gradini dell'ultima rampa che portano a un pianerottolo senza porte, senza uscite, senza scampo. Per quanto l'uomo si ingegni con le proprie opere a sfidare il tempo, alla fine dei tempi, alla fine della scala, vincerà il nulla.
È un istruttivo spettacolo quello che ci hai allestito!
Battimani al regista.
Geo