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…voi come fate con le foto che vi piacciono, le trovate espressive e valide, ma tecnicamente scarse (?) …certo, si possono tenere per se, ma come fate a mediare tra il desiderio di condividere le vostre emozioni nel caso e la coscienza di stare a pubblicare un foto tecnicamente carente (?)
So che il tema tecnica / soggetto è vecchio quanto il mondo della fotografia. Personalmente non condivido le tesi sui netti valori comparativi in merito, o peggio che uno minimizzi l’altro… credo che una buona foto debba ragionevolmente esprimere un buon livello tra i due valori, e capisco che le platee importanti esigono l’ottimizzazione dei valori, ma la domanda è; spesso accettiamo di buon grado una foto tecnicamente impeccabile, anche se dica poco o nulla, che succede quando invece la foto è buona solo per soggetto?
Caro Mehran, la questione che poni è basilare e la risposta data da chiunque l'abbia seriamente affrontata è unanime nella filosofia teorica.Il problema è la dicotomia tra immagini e parole che alimenta il relativismo ed il soggettivismo. Ciò avviene in ogni materia ed anche nell'Arte. Nell'ambito di quest'ultima colpisce specialmente la fotografia perché in definitiva è quella di più facile accesso e tutti pretendono di vedere in qualsiasi foto quello che vogliono, come se la fotografia non fosse un linguaggio autonomamente espressivo con la sua propria sintassi.
La prima regola dovrebbe essere quella che scaturisce da quello che è stato definito il I° Assioma (poi ce ne sono altri due): La fotografia di una cosa non è quella cosa. Quindi la foto di una ragazza non è una ragazza, la foto di una pistola che spara non è una pistola che spara e, parafrasando Magritte, la foto di una pipa non è una pipa.
Il significato è chiaro anche se molti continuano a valutare il soggetto in sé anziché "come" è stato fotografato. Ciò è assurdo, perché è come togliere alla fotografia la sua dignità di linguaggio autonomamente espressivo, cioè la possibilità di essere considerata Arte (se pur, ripeto, quella di più facile accesso):
Concludo con un esempio: la bella rgazza delle tue foto è la stessa no? ... e allora ti domando perché ne hai fatte (e pubblicate) tre?!
non sono una teorica, né una cerebrale, non so scrivere romanzi, ti dico solo che per me esistono le regole, ma non credo ai dogmi, che sempre per me, essendo una forma artistica anche le foto devono trasmettere qualcosa, sia un pensiero, una storia, una emozione, un piacere estetico....e che ci sono fotografi che certi effetti, che tu consideri tecnica scarsa, li cercano e li offrono come capolavori....Questi tre ritratti non lo sono,
ma a me dicono molto, mi piacciono, c'è molta espressività e intensità, in due una ottima luce, in quello centrale la indefinitezza dona morbidezza e mistero...
Ti faccio un esempio: il mio cestino se non fosse distrutto, conterrebbe molte foto tanto celebrate, che io ho ritenuto assolutamente errate....
Io ti dico bravo Mehran!
ciao Adriana
>>Che succede quando la foto è buona solo per soggetto?
...succede che non sono “scarti”
...e succede che hai fatto bene a farcele vedere ;)
(chiedo scusa a tutti per questo intervento pochissimo tecnico… da mezz’ora penso e scrivo, scrivo e penso… le tante ragioni per le quali sono arrivata alle conclusioni scritte sopra… ma poi ho cancellato tutto perché non ci sono ragioni vere, a me questi tre scatti piacciono e basta – anche quello di mezzo che parrebbe essere la cenerentola dei tre!)
Semplice Mehran, se ti piace la presenti , se la criticano te ne sba...i , vedrai che se parlano ci sara' sempre qualcuno ad ascoltarle in silenzio , magari invidiando il fotografo.
Ciao Ennio
nè, la mia seconda preferita!
:-)
mi piace questo trittico di lei, come fosse la ripartizione di tre sue anime ben distinte ma comunque unite dalla bellezza e dalla sensualità.
ciao mio adorato, ciao nè
Io sono una (non) fotografa... come dire...emozionale..istintiva. La creatività è qualcosa di innato che non puoi imparare.Apprezzo moltissimo la tecnica quando è sostenuta dall'emozione. da sola diventa un bell' esercizio di... bravura.
Questo è il mio umile pensiero e trovo che la centrale sia particolarmente bella ed intensa pur con le sue debolezze...tecniche-
Un abbraccio a te Mehran
Come nei provini di una volta.. questa, questa e questa!
Relativamente alla tecnica io sono sempre abbastanza severo, ma quando si è padroni delle basi nessuno impedisce di trasgredirle. Dove è scritto che una foto con luce e fuoco perfetto è meglio di una fatta magari con un macinino, magari con luci particolari, con un po' di grana e magari mossa e sfocata... dipende sempre e solo dall'obiettivo che uno si pone quando decide di fare una cosa piuttosto di un'altra. Tony
la fotografia, come qualsiasi altra forma di espressione, può e deve essere soggettiva; poi dipende dal contesto in cui viene proposta.... comunque deve trasmettere emozioni...e non è detto che una foto con poca tecnica non possa trasmettere.... questione di elasticità....
come qualcuno ha già detto... la verità sta nel mezzo...
cito una frase dell'amico Massimo Ciarloni che, secondo me, concentra tutte le elucubrazioni possibili e immaginabili....
"seguendo le regole diventi un buon fotografo ma non un artista.. sapendo le regole ed infrangendole sei un artista!!
“Blue Stockings Society” fu la prima organizzazione femminile, emersa nel 1750 in Inghilterra, cui lo scopo consisteva nel riunire le donne per discutere i vari temi della letteratura ai fini educativi. A quei tempi nelle università e negli ambienti letterali furono ammessi solo gli uomini. Persino i ruoli femminili nelle commedie teatrali venivano esercitati dagli uomini travestiti da donne.
A quell’epoca in Inghilterra, e badate non in qualche giungla amazzonica, si diceva che il migliore modo per una donna di educarsi fosse stata discutere con il proprio padre, fratello o qualche amico! Si riteneva un fatto ridicolo che le donne componessero poesie e si mettessero a scrivere, e che loro non fossero adatte ad altro che cucire, cucinare ed occuparsi delle mansioni tipicamente femminili.
Non prima di un secolo dopo qualcuno osò ritenere che il famoso detto inglese dell’epoca “ una donna di quaranta è più ignorante di un maschio di dodici” fosse un’assurdità! Infatti soltanto nel XIX secolo cominciarono a comparire in Inghilterra e negli Stati Uniti i primi movimenti e gruppi di cosiddette "sufragette". Erano le donne che prendevano coscienza dei propri diritti e reclamavano la possibilità di votare.
È storia passata (?) no affatto! Superati i periodi storici i contenuti antropologici delle società umane e loro comportamenti subiscono variazioni di forma ma sostanzialmente si ripetono ripercorrendo nuovi scenari. Penso all’evoluzione del potere politico; dalla monarchia allargandosi alla chiesa per poi consociarsi con le borghesie nazionali ed infine reso democratico. Non più di un secolo fa negli stati uniti i negri non furono ammessi in molti locali, figuriamoci alle funzioni pubbliche, ed oggi di quella razza ne hanno un presidente. Quindi è finito l’era del razzismo (?) per niente! Nuove forme di discriminazione sociale si vedranno attingere dalle nuove formazioni di civiltà umane, in quanto il comportamento discriminatorio nell’Uomo, seppur mutabile, è ahinoi un costante.
Tutto questo non poteva, e in un certo senso nemmeno avrebbe dovuto, non manifestarsi nella storia dell’arte. Oggi assistiamo alla democratizzazione della moda, che da un lato pone fine ad un certo tipo di discriminazione e dall’altro da vita ad un devastante fenomeno di concorrenza sleale, forse ancor più discriminatorio.
Quel che cerco d’aggiungere alla tua attenta analisi, @Renzo, è che forse la vera dicotomia è da vedersi tra le varie forme di discriminazione. Nel caso in cui citi tu, e forse anche in quel che non citi ma conoscendo la tua vocazione in merito riesco ad immaginare, è fuori di dubbio che la cosiddetta età della “democratizzazione” nell’arte, specie in fotografia, sia altamente discriminatoria rispetto al periodo in cui la tecnologia aveva dei seri limiti e l’intelletto dell’artista faceva la differenza, ma la questione che oggi s’incombe sul destino dell’arte è riuscire a dar corso ai talenti che nascono, ricucendo lo strappo creato dall’evoluzione tecnologica, senza dar luogo alle nuove forme di discriminazione. Prendere atto delle nuove tendenze e trovare nuovi parametri, nuovi linguaggi critici a passo con i tempi che corrono.
È chiaro che la foto qua su, compresa la didascalia, è soltanto una provocazione in merito all’attesa discussione. Perché sono tre (?) semplicemente perché 1,2,3, a mio modo di vedere, avvia un termine numerico in progressione per mostrare quanto siano numerose le scartate tra le mie foto… ...ma ho compreso il tuo esempio ;)
Grazie @Renzo, grazie @adriana per altrettanto prezioso commento e per il tuo “per me esistono le regole, ma non credo ai dogmi”,,, @ivana che conta fino a tre e sceglie la semplicità per esprimersi,,, @ennio e la sua schiettezza da marinaio, @paola che sconsiglia il “ solo esercizio di bravura”, ben detto,,, @tony che propone severità ma non rinuncia all’apertura, mitico @Cla che conduce l’argomento ad una magnifica riflessione con quella frase citata,,, @monica, oggi più che mai intima e leale con ciò che sente a pelle,,, @ mariaelena,,, @micaela,,, @alberto per loro commenti e simpatia,,, e @SempreGio che mi emoziona, cui ricambio l’abbraccio!
La questione é spesso soggettiva e non dovrebbe essere categorica.Personalmente trovo molto validi e ben realizzati,oltreché espressivi ed intensi,i due ritratti laterali.Plausibile comunque,ed anche originale e ben congegnata,l'idea di fondo.
Un pò più debole il ritratto centrale,più che altro per il difetto di nitidezza,ma devo dire che nell'insieme del lavoro non stona e non sfigura.
Non sono una fotografa e non lo voglio diventare,
qui mi fermo e trovo un canto
qui vedo un volto ricamato dai capelli
(è la cosa che più mi resta di queste foto, oltre alla bellezza di Nè, il ricamo di quei capelli bagnati forse dal mare chissà)
vedo una bella bocca di rosa e ciliegia,
un mento: altare dei baci a venire,
e gli occhi che ridono a inseguire lo sguardo lontano
di chi sta scattando,
vedo due ritratti che hanno stile raffinatezza
ma che da una parte possono essere simili a tante altre foto di glamour
e così io mi tengo quella in mezzo la meno perfetta
che ricorda vecchie fotografie della mia giovinezza
quando il cuore batteva forte
con la libertà negli occhi
e piedi nudi sui prati
quella che assomiglia a una foto sbagliata
che mi assomiglia
una foto miope zoppa
proprio come me
ma che ha cuore e anima
la più vera anche da chi l’ha scattata
che in quel momento credeva una bella posa
un momento mai uguale a nessun altro
nemmeno al più perfetto venuto dopo,
sì
gli errori in fotografia sono le cose che apprezzo di più…
perché non c’è tecnica
non c’è uno studio anticipato di posa
non c’è nulla
si azzera il cervello
e si mette in moto il cuore
:)
ciao Mehran
un abbraccio
La foto per me è assolutamente emozione..........!!
e ritengo non sia la tecnica a trasmetterla.............!!anche se ammettto sia un'aspetto molto importante............!!
è comunque tutto molto soggettivo ...........!!
per quanto riguarda le tue immagini ..........le trovo tutte emotivamente coinvolgenti...........!!
mai banali.......!! e fatte col cuore.......!!
sento attraverso i tuoi scatti un grande senso di umanità..............!!
e questo è quello che cerco e che apprezzo maggiormente in un'immagine.................!!
un grande abbraccio...........!!
ciao Mehran............!!
sono una neofita, ma credo che uno scatto debba trasmettere emozioni al di là della tecnica e qui ci
sei riuscito benissimo!!!
A me piacciono tutti e tre gli scatti.
Ciao Vittoria
Ciao Mehran!le tecniche ma che roba è?una falsità alla perfezione che non esiste e che non trasmette niente!questi scatti e queste immagini di Nè parlano da se e donano delle emozioni fortissimi!nient'altro da aggiungere!bravissimo un caro saluto ed un abbraccio,ewa
Non so esprimermi cosi bene in parole ,ti dico solo che a volte vedo foto perfette tehnicamente che non mi dicono niente e forse altre non perfette ma che mi toccano il cuore ,questa tua e una fra quelle che mi dice tanto ,che ti ferma a guardarlo ,che piace. .. per me e abbastanza,non cerco perfezione ma emozione. .
un abbraccio ,magda
L'antico e immortale discorso del servo e padrone: chi siamo noi? Servi della tecnica o è la tecnica a nostro servizio affinchè si possa esprimere quello che mente e cuore vorrebbero comunicare?
La risposta alla fine potrebbe star qui...
Se noi siamo servi della tecnica allora è facile... sono da cestinare... se viceversa ciò che veramente conta è ciò che comunicano, il fatto che parlino direttamente ai tuoi occhi e a quelli a cui le proponi... il fatto che siano vive ed emotivamente spesse... beh... la tecnica avrà più spazio nelle prossime :))) Ovviamente per quale scelta propenda personalmente è chiaro... :) Maurizio :)
P.S: tra l'altro sono anche decisamente belle oltre che comunicative!
Carissimo e saggio Mehan,
si può prendere in esame la tematica che mi sta a cuore anche sotto l'aspetto da cui, con una profondità che ti contraddistingue, tu hai preso le mosse, nella tua pregevole nota.
Cominciamo col dire che condivido in pieno la premessa ed accetto la sfida di restare su questa linea per sostenere le mie argomentazioni o, almeno, un certo aspetto se pur non indifferente di esse.
A fine degli anni '60 emerse un movimento di pensiero, di cui facevano parte anche grossi e grandi personaggi della filosofia che diceva: “Bisogna rimettere l'Uomo al centro del Sistema”.
Io nel mio piccolo ero tra quanti ci credevano e che, al contempo, non si negavano le difficoltà insite nell'attuare questa giusta aspirazione. Era per me chiaro che pariteticamente (si fa per dire) sarebbe stato inevitabile che il Sistema, ovvero Il Potere, si attivasse per scongiurare questa ipotesi . Non mancavo di segnalare il pericolo a parenti, amici e colleghi e per tutta risposta mi prendevo l” “epiteto” che mi affibbiavano: - Comunista stai zitto! -. Era l'epoca che aveva visto Don Milani lanciare l'allarme.- Se la gente comune vuol conservare i propri diritti deve acquisire le conoscenze e prima ancora la padronanza dei “linguaggi” che le esprimono e le trasmettono. Inutile ricordare quanto Don Milani fu subito perseguitato dal Potere a cominciare da quello clericale (è un cattolico credente chi scrive queste righe).
Ora stiamo vedendo come sono andate le cose. Al centro del Sistema che cosa abbiamo?... Il Profitto! Ovvero Produttività e Consum(ism)o. Seguo il tuo discorso dicendo che, quando credevamo di aver combattuto e vinto lo schiavismo, ad esempio, ci siamo ritrovati a doverne accettare una qualche forma che invece innegabilmente umilia e colpisce molti dei nostri lavoratori, giovani e meno giovani, oltre che un numero crescente di immigrati che eppure erano venuti da noi con il miraggio della dignità del lavoro e dei diritti civili. I conservatori (si fa per dire) del Sistema (che infatti doveva mutare per restare uguale) hanno saputo e potuto guidare le cose in questo senso screditando la democrazia, con la corruzione, l'istigazione al qualunquismo e al disimpegno politico e civile facendo leva sul sentimentalismo (vedremo come) padre del populismo che ormai è una vera minaccia delle nostre democrazie.
Hanno saputo persino creare, con la loro cultura, in seno alle masse stesse, alla gente, falsi progressisti da una parte e veri e propri conservatori/reazionari dall'altra che del populismo si fanno sempre più forti.
Se io fossi il Deus Ex Machina del Sistema e del suo Potere, avrei fatto conto di mezzi straordinari che la persuasione di massa non aveva mai avuto prima nella storia dell'umanità: le immagini tecniche.
Ovvero la fotografia ed i suoi derivati, cinema e televisione. In due parole magiche: mass media.
Immagini, che per il fatto di attingere direttamente dalla realtà attraverso una macchina danno il senso di rappresentare sic et simpliciter la realtà. Di essere un messaggio diretto della natura che bypassa direttamente la corteccia cerebrale aggirandone la capacità critica. I messaggi visivi mescolati poi ad arte con le parole diventano un mezzo potentissimo non solo di comunicazione ma di condizionamento delle masse: i mass media, grazie al linguaggio mutuato dalle immagini tecniche la cui madre è la fotografia, più delle tradizionali forme d'espressione prima conosciute, presentano il fenomeno delle “comunicazioni inavvertite”, che sono all'origine dei due due grossi fenomeni della massificazione e della strumentalizzazione.
Ecco all'ora la cultura del sentimentalismo. Il sentimentalismo giustifica tutto, quando c'è il sentimento non occorre altro, non importa analizzare niente. Pervade ogni forma di comunicazione, è il catalizzatore di tutte le comunicazioni inavvertite perché il sentimentalismo è anche preconcettualità. I sentimenti si codificano e possono quindi essere facilmente evocati per fungere da strumento dei massmedia al fine di manipolare, perché la gente a cui hai svegliato a bella posta un sentimento non vede più coi propri occhi e non ascolta più con le proprie orecchie (come aveva profetizzato Isaia già 700 anni prima di Cristo)
Ebbene, leggendo i commenti che hanno seguito il mio, leggo tutta una serie di volontarie abdicazioni e rinunce all'analisi della forma e del linguaggio per abbandonarsi completamente al sentimentalismo, non senza palesi o inavvertite contraddizioni.
Su questo fronte io sto combattendo da 27 anni.. Potrei rispondere con mille argomentazioni a ciascuno di questi commentatori.
Andando sul concreto dico a tutti una cosa. Voi (contraddicendo ognuno il vostro modo di operare e la tensione che in realtà vi anima nel farlo) dite che la fotografia che voi amate e cercate è un semplice ripetitore di emozioni. C'è un bambino che abbraccia la mamma e comunque lo fotografate siete bravi fotografi perché la semplice evocazione di quel sentimento nel fruitore gli provoca automaticamente l'emozione Ma c'è anche chi dice che non gli importa di essere buon fotografo e allora a costui dico che è sulla strada giusta..
La fotografia quindi per voi non è un linguaggio autonomamente espressivo, cioè capace (attraverso la scelta di diversi modi di interpretare la scena) di avere una sua sintassi?
Io invece ripeto che la fotografia è un linguaggio soggettivo di per se stesso,
Che significa (caro amico Claudio L,) che la fotografia sa esprimere emozioni sue proprie oltre quelle della realtà E NON che poi ognuno nella fotografia ci può vedere quel che vuole e tutti hanno ragione (fino ad un certo punto può essere anche giusto ma non si può sconfinare nel bieco soggettivismo), senza un minimo tentativo di imparare a leggere e capire il linguaggio fotografico.
Per concludere, un appunto sull'uso della parola tecnica.
Possedere la tecnica non significa che tutto debba essere perfettamente nitido e a fuoco od obbedire a regole rigide stilate da chissà chi e chissà dove ma significa conoscere i vari modi che la fotografia permette (sfocatura ai vari piani e /o livelli, cioè profondità di campo, inclinazione della fotocamera fino a l rovesciamento, forzatura o alleggerimento dei valori tonali e cromatici, ecc. ecc,) , e di capire (istintivamente è meglio) quando e come usarli per significare con la maggior efficacia quel che consciamente o meno, inavvertitamente o meno, il nostro IO FOTOGRAFICO intende significare. Bellezza Fotografica come Efficacia della comunicazione!
E qui, Mehran amico mio, mi fermo.
Grazie dell'attenzione che da parte tua non non mancherà, e grazie a tutti quanti che in amicizia me la concederanno!
P.S. - un esempio a caso di cosa intendo per tecnica, che poi significa Efficacia, che poi non è altro che Bellezza Fotografica: la mia ultima foto postata ...
Renzo, carissimo, anzitutto ringrazio per il commento, ricco di argomenti interessantissimi. Ringrazio soprattutto per il tempo e la cura che hai avuto nel proporre questi argomenti.
Personalmente ho molto piacere di leggerti ed apprezzo le tue idee, nonostante nel punto in cui ti confronti con altre idee, diverse dalle tue, mi sembri un attimino precipitoso. Considera, mio caro, che in genere gli utenti pubblicano una breve sintesi delle proprie opinioni, ciò non li rende semplicioni.
Ad ogni modo, Renzo, ben venissero le convinzioni di ognuno, senza però scordarsi che esse sono fatte per crollare. Non è una frase fatta, né una previsione ipotetica, ma il principale concetto cui genera il sapere umano. È nella contraddizione che si mette in moto ogni genere di ricerca, guai se le nostre convinzioni la ostacolassero.
Io ad esempio sono “consapevolmente” un sentimentale, ed esserlo mi aiuta a convivere il mio lato razionale senza grossi conflitti, perché accetto e considero di buon grado anche l’altro io, e così via tranquillamente individui ed idee agli antipodi. Non so se il processo all’inverso sia poi così attuabile, temo proprio di no.
Accetto al limite l’aggettivo, ma trovo il termine sentimentalismo spesso e volentieri di facile uso non da chi è moderatamente razionale ma chi della ragione fa eccesso all’opposto.
Il valore di un’idea non supera mai quello del “contenitore” delle idee. L’individuo che ama vedersi e vedere i suoi simili al centro dell’universo deve prima di tutto salvaguardare quel contenitore.
Fin qui sembrerebbe un bisticcio tra i termini, ma ti assicura che non è nelle mie intenzioni, tanto è che al di là della forma in cui ti sei espresso do assolutamente atto alla ragione per cui ti trovo infastidito, se non addolorato, e cioè lo strumentalismo del potere ad attingere profitto dalla fragilità umana, ma non è un atteggiamento vecchio quanto il mondo (?) ; i monarchici alzavano le bandiere, i cardinali ed ayatollah facevano e fanno tutto in nome di Dio ed i politici in nome della democrazia…
Bruciassimo le bandiere, le cattedrali e le moschee, diventassimo tutti comunisti, anarchici o fascisti, il potere si muterà, si adeguerà!
Il potere, mio caro Renzo, è razionalità allo stato puro! Non ha sentimenti! Il fatto che faccia leva sui sentimenti umani dimostra solo che cerca la via meno costosa per insediarsi, altrimenti userebbe la forza senza pensarci due volte! Ma nella stessa misura cui strumentalizza i sentimenti della gente li teme. Tu dimmi se l’ago della bilancia nelle rivolte popolari pende dalla parte della ragione! Tu dimmi se davvero nella ragione umana riconosci la stessa forza dei suoi sentimenti! Se mai umanità riuscisse a trovare un solo elemento di unità e solidarietà se non attraverso i sentimenti comuni!
Il fatto di essere usati, derubati, traditi e violentati in base ai nostri sentimenti non mostra che avessimo torto ad averli. Non significa che siamo sciocchi, superficiali,,, una massa di stupidi,,, ma semplicemente vittime del potere che con ogni mezzo farebbe lo stesso, se non peggio. Perché quindi rinunciare a quel unico lato che ci unisce,,, e vai a saperlo quando e se mai l’umanità riuscisse ad unirsi intorno alla ragione altrui!
In quanto all’arte, c’è e c’è sempre stata l’arte della corte e del potere, ed è sempre esistito l’arte indipendente. Quest’ultima è sempre stata attaccata, denigrata, etichettata dai ismi e mortificata, banalizzata. Io rifiuto di chiamare Arte il fregare la gente, anche s’è stato fatto ad arte! Credo che l’emozione ed il sentimento siano l’utero dell’Arte, che abbia ragione Maurizio nel porre la questione servo / padrone, e che senza una buona tecnica possa nascere una buona foto, che la stessa con buona tecnica sarebbe un’ottima foto, ma che una foto tecnicamente ottima senza riuscire ad emozionare sia semplicemente un esercizio, forse ragionevolmente un capolavoro!
Credo che la perfezione stia sempre oltre… e che si possa vederla solo attraverso la finestra del laboratorio degli errori!
Carissimo Meharn, ci sarà modo e tempo per implementare quel che vedi di semplicistico nelle mie opinioni. Oltretutto è stato scritto molto in merito ed io ho solo cercato di sintetizzare come meglio potevo. Dimentichi che avevo premesso subito che mi allargavo in una argomentazione, oltre le mie solite righe, per assecondare ed emulare la traettoria di tiro, la traccia, che avevi usato tu. D'altronde i miei commenti sono abbastanza più lunghi della media ma mai sono stati così lunghi come questi che ho postato per confrontarli con i tuoi che non scherzano, né per ricchezza di spunti né per lunghezza.
E' curioso che io mi trovi a condividere tante cose che dici e che, però, tu mi rimandi contro come se io ne avessi preso le distanze.
Anch'io credo di essere un sentimentale, ma se mi metto ad interpretare ciò che un qualsiasi comunicante, per esempio un fotografo, cerca di comunicarmi con la sua foto rovesciandoci sopra la mia esistenzialità, non comprenderò mai la sua.
E la comunicazione non avviene!
I miei sentimenti finiscono per prevaricare i suoi, quelli che la sua di esistenzialità aveva proiettato nell'opera. Ed ecco che i miei sentimenti sono diventati sentimentalismo (ismo, appunto) che impedisce di capire l'altro. E oltretutto, di capire anche i messaggi "inavvertiti" che il potere o chi per lui mette "ad arte" nella comunicazione visiva ( e non solo, naturalmente). Ad arte, significa qui, "apposta", "volutamente", "con furbizia" insomma. Un modo di dire che non ho certo inventato io e tu, caro amico, che fai? Giochi sull'equivoco di parole per un facile sofismo, atto a ispirare un teorema che non mi appartiene (vedi tuo penultimo paragrafo, di cui riprendo sotto).
"In quanto all'arte ... ecc...ecc." non devi fare certo a me queste prediche sulla tecnica. Si evince chiaramente dal mio precedente commento che sono d'accordo che la tecnica sia al servizio dell'autore. Siete voi a dire che non è al servizio di nessuno visto che sostenete che per comunicare per fotografia sia superflua (quando piuttosto è solo “inavvertita”) . Quindi hai ragione a dire che "la risposta potrebbe star qui". Se ne prenda atto!
Sono proprio io a dire e scrivere da decenni che anche chi non è consapevole della tecnica e dei principi della composizione può essere un grande fotografo e questo avviene senz'altro perché l'emozione ed il sentimento sono l'utero dell'arte (mi sembra persino banale ammetterlo!). Il problema è come capirlo quel fotografo.
Il fatto è che i principi espressivi dell'arte (che chiamiamo impropriamente regole o tecnica o altro) e le nostre emozioni e i nostri sentimenti più profondi hanno la stessa matrice, che è la Natura.
ARS IMITATUR NATURA IN SUA OPERATIONE. Sottolineo “in sua operatione”, ovvero .. l'Arte deve imitare la natura non tanto nella ripetizione delle forme esteriori delle cose ma nei suoi processi creativi, informativi, espressivi. Regole (se proprio vogliamo chiamarle così, ma è un termine che puzza!) che quindi sono “a priori”, già impresse nel nostro “profondo”
E qui si apre tutto un universo che rovescerebbe tanti luoghi comuni, se solo si riuscisse a parlarne ma l'esperienza mi insegna che ciò è difficile, perché ci bisticciamo in preamboli degni di una gran Torre di Babele che crollerà, quella sì anche prima di tante nostre convinzioni che si porterà dietro.
Con immutata stima e amicizia e un grande abbraccio qui “sospendo” (altro che aver sparato tutte le cartucce precipistosamente!!!), amico Meharan!
Caro Renzo, dei commenti lunghi non posso certo lamentarmi io che sono rinomato per lasciarli sempre ed ovunque. Vorrà dire che uno trova tempo e l’interesse per lasciarli ed altri avrebbero la facoltà di leggerli.
Mi riferivo agli altri utenti cui avevi accennato, e dicevo non bisogna scordarsi che molti lasciano commenti in modo spensierato, poco impegnativo ed in sintesi ciò che nel caso pensano. Magari, a mio parere, non sarebbe caso di coinvolgerli direttamente per poi di rapida sequenza accostare le loro idee ad una sorte di ismo. È un po’ come voler trascinare qualcuno in una cerimonia ufficiale quando è a spasso con un paio di jeans.
Da parte mia mi scuso se ti avessi mal interpretato, ti prometto di leggere ancora i tuoi interventi. A me fa immensamente piacere disquisire con te! Ti reputo un appassionato intellettuale con cui si può discutere di tutto, apertamente e piacevolmente.
Ringrazio nuovamente dei tuoi interventi e del tempo che mi hai dedicato.
Un abbraccio mio caro!
Non c'è niente di cui tu debba scusarti, l'importante è chiarirsi per quel che è possibile, sempre.
Anche per me è un gran piacere conversare (anche se per ora solo virtualmente) con te, non dubitare. Il piacere di parlare di questi temi, in effetti ostici o almeno difficili, è per me invece un piacere grandissimo, al pari di quello di scattare le foto.
Complimentti per l'immagine quasi fotografica cui hai saputo dar forma con efficaci parole ("E' un po' come voler trascinare qualcuno ...ecc. "). Confesso che mi ha indotto un salutare, aperto sorriso!
Ancora, grazie di tutto anche a te e a presto, per ulteriori tanti e cari abbracci...
P.S. - Dimenticavo di farti rilevare che non ho mai detto che queste tre tue immagini fossero davvero scarti. Non lo penso di certo delle due laterali!
Non te l'avevo detto prima perché, a mio giudizio, non era questo il punto della questione.
Condivido lo splendido commento di Giulia, che da quando ci conosciamo considero una maestra di viti senza uguali.
Nemmeno io sono un fotografo, non di quelli con la F maiuscola per intenderci, ma vorrei lo stesso dare un mio modestissimo parere. Tu stesso dici che la perfezione di una foto sta nel mezzo di una ipotetica scala graduata, a destra sta la tecnica fino alla perfezione tecnica, a sinistra stanno le emozioni, quelle che ti possono dare la visione (possibilmente non superficiale, per favore dedichiamo più tempo ad interrogare una foto) della foto, fino alla commozione pura. Se io sposto l'indice verso destra, verso la perfezione tecnica quasi sempre (non sempre per fortuna) la foto diventa più una bellissimo ma freddo documento, che fa spalancare la bocca per lo stupore, per la perfezione, uno stupore che però ben presto svanisce, che non ti lascia sapore alcuno in bocca. E allora, anche per me, visto che è raro raggiungere il giusto equilibrio fra perfezione tecnica ed emozioni, meglio provare a spostare l'indice verso sinistra, e cercare di regalare emozioni profonde e durature a chi guarda l'immagine, quelle emozioni che ti arricchiscono sempre un pochino. Scusa dello spazio rubato...anche per me la centrale e la più ricca d'emozioni, la più vera, perché non vedo nessun filtro fra il fotografo e la ragazza
Ciao Stefano