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I castelli dei pozzi n°1,n°2 della grande miniera di carbone di Serbariu.
Le prime notizie sulla presenza di carbone nella regione del Sulcis le dobbiamo al Generale Alberto La Marmora, nel suo "Voyage en Sardaigne" pubblicato nel 1875.Ma è con il periodo fascista,in piena autarchia,che prende peso e forma lo sfruttamento del giacimento,dando sviluppo tecnico ed economico e la nascita della città di Carbonia (1937).Il dopoguerra e la ricostruzione di una Italia ferita e il crescente bisogno energetico fanno registrare il picco massimo della produzione con occupazione da record per la zona (11.000 lavoratori). Il 18 febbraio 1953 con l'adesione dell'Italia alla C.E.C.A. la (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), si ebbero importanti conseguenze economiche e sociali per il bacino carbonifero del Sulcis e per le miniere a Carbonia.La crisi,costellata da battaglie sindacali,movimenti,scioperi e occupazione dei pozzi,si apre negli anni sessanta,quando,e per la caduta del prezzo del carbone del Sulcis,e per i vari scarica barili e politici (tipici della nostra Italia),dove fin quando ci sono finanziamenti (statali) tutti amministrano,ma quando questo fiume di denaro viene a mancare,il licenziamento e la cassaintegrazione diventano vie di fuga facili da imboccare.
La miniera cessò l'attività nel 1971 e partì il suo abbandono e degrado,fino al 2005, quando avenne la sua rinascita attraverso la conversione del sito in un museo a cielo aperto e sotteraneo gestito dal il Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC).
Miniera di Serbariu,Carbonia (CI).
Sardegna non solo mare.
Certe volte alcuni soggetti sembrano insignificanti .. pezzi di ferro buttati li a marcire nella ruggine .. invece sei riuscito a farli rivalutare. Bello l'accostamento dei colori pastello delle costruzioni in fondo.
Salve Giuseppe. Un eccellente mix di fotografia e storia. Non sono molti che si dedicano oggi a riprendere realtà ormai considerate marginali. La cosiddetta archeologia industriale rischia di diventare solo la celebrazione della fine di un certo tipo di lavoro e dei modi di produzione di alcune merci.
Anch'io ho fotografato pozzi minerari, ma in Toscana. Sono ambienti unici dove il solo pensiero di passare in ambienti dove migliaia di lavoratori hanno vissuto, lottato e sperato e, spesso, perso...è qualcosa da far venire i brividi. A patto di avere una spiccata sensibilità per quelle problematiche.
Un saluto.
pasquale