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fresca, provocante e sensuale.
Di solito preferisco una femminilità meno esplicita (più nascosta) ma con questo mare ci sta proprio bene! forse uno dei vostri lavori più belli.
ciao
Lucia
@Lucia guarnieri...
anche io di solito amo la femminilità nascosta..
ma in questo caso mi sembra che lo sia...
non la trovo un'immagine esplicita...ma delicata e femminile...il corpo della donna non va nascosto, ma valorizzato... :-)
La linea di demarcazione si chiama scoglio. È lì, contro lo scoglio, che l'onda si infrange e spesso il viaggiatore piange il viaggio che non fece. Neppure lui sa perché rimase assiso sulla sponda, lo sguardo perso nell'onda che con monotono richiamo lo chiama, lo cerca, lo invoca e poi lo dimentica per ritrarsi tra le braccia delle consorelle onde che devono ancora arrivare. Sognare il viaggio che non compì è come morire di nostalgia un poco per volta ogni dì. Laggiù, sulla linea dell'orizzonte che segna la fine del mondo, appare una nave nell'atto del suo estremo saluto e tra breve di lei non resterà nemmeno l'ombra del ricordo: una ulteriore possibilità perduta, come parimenti sono perse le nubi rossastre che sciabolando si incuneano nel corrusco mare che la sua ultima luce sta barattando in cambio della buia oscurità della notte sopraggiungente. Ogni diurna attività sta inesorabilmente cessando. Vibra ancora la spuma dell'onda che s'atteggia ad artiglio ingordo che si protende dallo scoglio, che con un balzo felino sopra avanza, a ghermire la modella il cui corpo ella protende verso il mare, attratta dalla liquida massa, ma le mani sono ben salde attorno al palo, giacché sulla riva vuole restare, essendo creatura terrestre. Il suo gesto richiama alla mente la sfida di Ulisse che, nell'attraversare lo stretto di Scilla e Cariddi, si fece dai compagni legare saldamente all'albero maestro, e senza cera a tappargli le orecchie, per udire il canto delle Sirene, ammalianti nel loro funereo canto di morte.
L'uomo vuole scoprire ciò che ogni linea di demarcazione gli nasconde. E per questo scopo è disponibile a mettere in gioco la propria vita, e “Lo maggior corno della fiamma antica” oltrepassando le colonne d’Ercole, non fece più ritorno alla sua agognata Itaca, perì per avere voluto scoprire quello che agli uomini è vietato sapere, i segreti che governano la vita. Ma la Musa del Mare non può morire, ella alle genti dovrà poi riferire l’arte sua appresa in una rossastra sera mentre gli spruzzi delle onde le lambivano il petto. La Musa non deve cedere alle tentazioni e sebbene il suo desio sia quello di imparare “il tutto” non potrà arrischiarsi a distaccarsi dalla riva e così facendo acquisirà solo “il poco” e i dubbi dell’umanità non verranno completamente svelati e sul viaggiatore, che agli scogli è giunto, con la notte calerà su di lui un nero lembo e l’estrema fine sarà solo un angoscioso rimando nel tempo.
Geo
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LG Gabriele