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Ho conosciuto il bimbo..ed anche la famiglia che lo portava a spasso per
le strade del centro storico, quel pomeriggio di un sabato " carnevalesco" .
L'incrocio era disseminato di coriandoli e il disordine e la struttura fatiscente facevano da sfondo alla "mascherina" che, in un attimo di stanchezza, si era incantata a sognare. Non più "Zorro" quindi...ma, in questo Carnevale di "decadenza sociale" , la scelta di una sottile denuncia. "Persone"...che ancora pensano, ancora agiscono, ancora riescono a mantenere un IO malgrado i bombardamenti condizionanti che hanno fatto ormai perdere il significato a concetti e valori di una società "civile".
Questa è una dedica al bimbo dagli occhi neri...che, oltre ad averci regalato le sue simpatiche pose, ha impressionato dentro di noi una bella e inaspettata immagine di vita
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lusingato dai numerosi consensi
(che condivido con northsea)
porgo a tutti infiniti ringraziamenti
Ho già commentato una foto simile.... molto bella e reale anche la tua versione!
A parte il secchio di plastica (troppo nuovo) non c'è nessun altro elemento che data lo scatto ai nostri giorni!
Complimenti
Antonio
La foto è perfetta sotto ogni profilo ed è di grande effetto. Personalmente detesto questo tipo di soggetto e di fotografia, vista e rivista in tutte le salse, ad incominciare da Alinari per finire a De Crescenzo, che suscitano un benevolo e patetico sorriso ma che in realtà, per noi che le viviamo quotidianamente, trasmettono l'indescrivibile tragedia di una profonda miseria, disagio sociale, arretratezza, povertà intelletuale, subcultura metropolitana, insomma una serie di stereotipi da immediato dopoguerra di cui vorremmo tanto liberarci una volta per tutte.
Sono soggetti da turista giapponese assetato di immagini shock al quale vorrei strappare la fotocamera di mano quando lo vedo al lavoro, immagini che ci mortificano ancora di più e che infondono un senso di rassegnazione eterna. E' una foto violenta resa ancora più cattiva da uno spietato b/n. E' l'esatto contrario della foto del golfo di Napoli con Vesuvio, che non ho mai fotografato. E' una foto "facile". Ma, mentre il fotografo è giustificato dal fatto che, comunque, fa il suo lavoro ed è libero di pubblicare ciò che vuole, il vero dramma è che c'è ancora chi si stupisce ed apprezza con superficialià queste inquadrature, incapace di fare una analisi un po' più profonda che prescinda dai canoni sacramentali della tecnica di ripresa; analisi che anche dalla fotografia, come da ogni altra forma di espressione artistica, dovrebbe scaturire.
Forse è vero ciò che dice un mio amico fotografo: la fotografia è morta.
northsea , 17.03.2010 at 11:02h
Pro.